L’esperienza del servizio militare nella Romania comunista era caratterizzata da un’estrema rigidità e da un’attenzione meticolosa alla disciplina, elementi che rendevano la fase iniziale dell’addestramento particolarmente difficile da affrontare.
Continuando il racconto iniziato con Il percorso verso la maturità: educazione ed esperienza del servizio militare, il 4 novembre 1978 è stato il giorno in cui ho prestato il giuramento militare.
I primi quarantacinque giorni, denominati “Il periodo”, rappresentano senza dubbio il tratto più arduo e impegnativo del mio servizio militare. Un arco di tempo in cui “si mangiava l’armata”, per usare un’espressione dell’epoca, durante il quale ogni attività era rigidamente regolata dal codice militare. Questo periodo di formazione intensiva includeva un rigoroso programma di addestramento tecnico e fisico, strutturato per infondere ordine e disciplina, che dominava completamente la nostra esistenza, giorno e notte, senza sosta.
Con il passare dei giorni, il programma di istruzione militare si intensificava, arricchendosi di nuove tecniche, pratiche e informazioni. Tuttavia, con l’abitudine, le difficoltà iniziali diventavano progressivamente più gestibili e sopportabili.
La distinzione tra i rami del Genio Militare
Come accennato in un precedente articolo, io e i miei commilitoni eravamo incorporati in un’Unità dell’Arma del Genio Militare, con l’obiettivo di formarci come “Genisti”. È importante fare una distinzione: all’epoca, nell’esercito rumeno, il Genio Militare si divideva in due rami. Il primo era il Genio Militare Operativo, in cui i soldati ricevevano una formazione specialistica avanzata in vari settori attraverso corsi di specializzazione.
Il secondo ramo era il Genio Militare “per lavori”. In queste unità, dislocate in varie località della Romania, i soldati, dopo i primi quarantacinque giorni di addestramento e il giuramento, venivano destinati a lavorare in diversi settori dell’economia nazionale. Le autorità di Bucarest avevano stabilito che mantenere un grande numero di truppe armate era diventato un onere finanziario insostenibile per il bilancio dello stato. Di conseguenza, una parte delle truppe veniva impiegata nelle miniere, nelle fabbriche, nei cantieri edili o nei campi agricoli della patria socialista. Non importava più che l’addestramento militare fosse trascurato: gli aspetti finanziari avevano la priorità per i leader comunisti. Karl Marx stesso aveva raccomandato la creazione di “eserciti agricoli”.
L’esperienza del servizio militare nella Romania comunista era dunque fortemente condizionata da questi fattori economici e strategici, che determinarono una significativa differenziazione tra le unità operative e quelle impiegate nei lavori civili.
Fin dall’inizio, il Genio Militare si è distinto per il suo carattere profondamente tecnico, che esige un addestramento specialistico elevato e un’attrezzatura specifica per il combattimento. Le subunità del Genio Militare sono incaricate di garantire la mobilità, superando gli ostacoli naturali e quelli creati dal nemico sul campo di battaglia. Una delle loro principali responsabilità è l’attraversamento dei corsi d’acqua, che può includere la costruzione di ponti mobili o fissi o l’uso di imbarcazioni.
Le responsabilità e le specializzazioni delle compagnie del Genio
Dopo aver prestato il giuramento militare, i soldati della nostra Unità del Genio Militare vennero distribuiti in tre compagnie. La prima, quella dei Pontieri, era incaricata di preparare i passaggi su fiumi e altri corsi d’acqua, gestendo il traghettamento di truppe, equipaggiamenti militari e munizioni. Imparavano a costruire ponti mobili, composti da pontoni galleggianti, per permettere il passaggio di veicoli e truppe da una riva all’altra di fiumi o laghi. Esistevano diverse modalità e tecniche per costruire questi ponti galleggianti e per effettuare gli attraversamenti.
I pontieri
Il plotone di Pontieri si avvaleva anche del supporto di una subunità specializzata in mezzi anfibi, alla quale appartenevo. Questa subunità era composta da due timonieri specializzati nella conduzione di gommoni e barche d’assalto e di salvataggio, cinque timonieri specializzati nella guida di motobarche spingitrici, e due autisti di camion, insieme al nostro sergente e ai sottufficiali tecnici specializzati.

Dopo aver prestato il giuramento, io e un mio commilitone ci siamo iscritti a un corso per timonieri di gommoni, barche d’assalto e di salvataggio, equipaggiati con motori fuoribordo a propulsione ad elica. Allo stesso tempo, altri cinque dei miei commilitoni sono stati inviati a un’altra unità militare, in un’altra città, per seguire un corso specializzato nella conduzione delle Motobarche Spingitori. Successivamente, alla nostra subunità si sono aggiunti anche due nuovi autisti.
I gommoni, sviluppati per l’uso nelle marine militari, sono destinati al trasporto di merci, armi, nonché ad attività di ricerca e soccorso, pattugliamento e operazioni militari speciali. Nel corso del secondo ciclo di istruzione, noi due timonieri di gommoni e i cinque timonieri delle Motobarche Spingitori siamo diventati istruttori per le nuove reclute. Questi soldati del primo ciclo, a loro volta, dovevano seguire corsi specifici e specializzarsi nelle rispettive aree di competenza.
I guastatori
La seconda compagnia, nota come i Guastatori o “I Pionieri” come venivano chiamati in Romania, appartiene a una specialità dell’Arma del Genio dell’Esercito, che fornisce supporto alle truppe combattenti. Composta da guastatori, militari specializzati nell’attacco e nella difesa di opere fortificate, questa unità è anche addestrata a distruggere mezzi corazzati e a piazzare o disinnescare ordigni. L’Arma del Genio, fra le varie specialità che forniscono supporto al combattimento, svolge un ruolo di cruciale importanza, operando in prima linea, talvolta anche avanti alla Fanteria, per aprire varchi nelle difese nemiche o condurre demolizioni per rallentare l’avanzata avversaria.
I drumari
La terza compagnia, denominata “Strade e Ponti”, dei “Drumari” o Ferrovieri, è composta da soldati e sottufficiali specializzati nella costruzione di ponti fissi, sia in legno che in strutture metalliche. Questa unità include una miscela di soldati di leva e personale specializzato nella conduzione di macchinari pesanti del Genio, come bulldozer, escavatori e autisti di camion. Similmente alla seconda compagnia, i Ferrovieri giocano un ruolo essenziale all’interno dell’Arma del Genio, lavorando in stretta cooperazione con l’Arma Base e spesso operando in posizione avanzata per creare passaggi attraverso le difese nemiche. Sono capaci di costruire ponti sospesi o a più campate, ripristinare collegamenti ferroviari, aprire nuove strade, costruire accampamenti, svolgendo tutte queste operazioni con un impatto strategico decisivo sul campo di battaglia.
Preparazione e cerimonia di giuramento
Come ho già detto, il 4 novembre 1978 rimarrà inciso nella mia memoria come il giorno in cui ho prestato il giuramento militare. Mi ero allenato intensamente per quell’evento, che vide la partecipazione di genitori, amici e molti altri invitati. Quei 45 giorni che precedettero il giuramento furono tra i più ardui. L’addestramento fu estenuante: esercizi in prima linea, tiro diurno e notturno, addestramenti in campo aperto, corsa con maschera antigas — la prova più dura! — e l’apprendimento meticoloso su come piazzare correttamente mine anticarro e antiuomo, oltre all’uso delle cariche esplosive in vari contesti.
Durante le notti, prestavo servizio come sentinella, sia all’interno dell’unità sia in luoghi esterni, come i depositi di attrezzature e carburanti. Mi occupavo anche di compiti più umili come lavare i piatti nella mensa o fare la guardia notturna nel dormitorio, tra le altre innumerevoli responsabilità.
Il giorno prima
Il giorno precedente al giuramento fu particolarmente impegnativo. L’intero ambiente esterno al dormitorio, e di fatto tutta l’unità, fu sistemato a puntino: i muri furono imbiancati dove necessario, i passaggi e l’immenso cortile puliti a fondo. Gli interni, come i dormitori, il centro comando e la mensa, furono igienizzati meticolosamente. Tutto brillava; i pavimenti erano stati lucidati anche durante la notte con le nostre coperte, i bagni splendevano e, nell’ultima notte, con l’unico ferro da stiro disponibile, in un silenzio ordinato, tutti stiravano camicie e uniformi. Ogni dettaglio doveva essere impeccabile.
I nostri scarponi dovevano essere lucidati fino a riflettere come specchi. Quella strana atmosfera, priva di stanchezza, era permeata solo dai suoni dei soldati al ferro da stiro o di chi sistemava l’ultimo angolo del proprio settore. Eravamo tutti ansiosi che arrivasse il mattino, desiderosi di fare una bella figura di fronte ai nostri ufficiali e comandanti, ma soprattutto davanti agli ospiti e ai nostri genitori, che vedevamo per la prima volta dopo la nostra partenza per il servizio militare.
Il giorno del giuramento
Il giorno del giuramento si rivelò speciale e festoso, un momento indimenticabile. A differenza delle solite pietanze a base di patate, cavolo o fagioli, ci fu offerto un pasto più speciale, con qualche pezzo di carne.

Al momento del via alla cerimonia, i soldati di tutte le compagnie, gli ufficiali, i sottufficiali e i collaboratori civili della nostra unità militare erano schierati in perfetto ordine nel grande piazzale al centro dell’unità. Sentendo i rumori di passi e voci lungo il vialetto di ghiaia, l’emozione salì alle stelle. Con impazienza e curiosità, scrutavamo l’avanzare delle persone, e il mio cuore iniziò a battere più forte quando tra la folla intravidi i miei: mia madre, mio padre e mia sorella. Le emozioni erano travolgenti.
Alcuni di noi sorridevano, altri avevano gli occhi lucidi di lacrime. Una volta completato l’ingresso degli ospiti, sistemati ai lati del piazzale, ebbe inizio la cerimonia. Concluse le formalità, in un’atmosfera solenne, i soldati di ogni compagnia, insieme ai loro ufficiali e sottufficiali, marciarono ordinatamente e salutarono tutti i presenti alla cerimonia. Era la Parata d’Onore!
Dopo aver prestato il Giuramento Militare, ripetendo in coro frase per frase il testo letto da un ufficiale militare, mi fu concesso, grazie ai buoni risultati ottenuti durante l’addestramento, il piacere e l’onore di tenere un breve discorso a nome di tutti i soldati del nostro ciclo. L’emozione era palpabile. I miei genitori erano estremamente fieri di me per questo.
Riabbracciare i propri cari
Conclusa la cerimonia, ogni soldato ebbe l’opportunità di abbracciare i propri cari. Dopo aver sistemato le nostre armi ed equipaggiamenti, molti dei miei commilitoni ricevettero dei permessi per uscire per la prima volta dall’unità con i parenti e gli amici per tutto il pomeriggio. Alcuni, tra cui io, ottennero “permessi” un po’ più lunghi, di 48 ore. Una piccola minoranza, tra i più meritevoli o coloro che abitavano molto lontano, ricevettero permessi di 3 o 5 giorni.
Io e la mia famiglia partimmo immediatamente. Prendemmo l’autobus per la tratta tra Roman e la mia città e in meno di due ore ero già a casa. Mia madre aveva preparato tutto; abbiamo festeggiato e molto, molto tardi andai a dormire per la prima volta dopo tanto tempo nella mia stanza, nel mio letto. Che piacere! Ero felicissimo, ma anche molto, molto stanco; pensate che per tutta la notte, fino al mio risveglio, non mi sono nemmeno girato nel letto. Dormii profondamente.
Al mio risveglio, continuammo a raccontarci vicende, a festeggiare, e nel pomeriggio dovetti prendere l’autobus per tornare a Roman, per ritornare in caserma. Purtroppo tutte le cose belle finiscono molto velocemente. Così è la vita.
Il ritorno nei plotoni
Dopo aver prestato giuramento militare, io e i miei commilitoni fummo distribuiti in diversi plotoni delle tre compagnie della nostra unità. Dopo qualche settimana, ciascuno di noi dovette seguire dei corsi nelle specializzazioni assegnate.
Il mio fu l’unico corso che si teneva presso la nostra unità in ogni ciclo di istruzione. Arrivarono quasi 30 soldati da diverse altre unità. Io e un soldato del secondo ciclo facemmo da guardia presso un piccolo accampamento militare allestito per il nostro corso, fuori città sulla sponda sinistra del fiume Siret. Questo accampamento fungeva da deposito per i gommoni, i motori dei gommoni, le Motobarche spingitori, i barili di benzina, altre attrezzature e il nostro camper dove dovevamo dormire di notte. Io e il mio collega fummo fortunati rispetto a tutti gli altri che alla fine di ogni giornata di corso dovevano ritornare in caserma. Eravamo “liberi”. Niente controlli, niente programma rigido da caserma, i fine settimana in tranquillità, ecc.
Inutile dirvi che quasi ogni fine settimana, quando non dovevamo aspettare i sottufficiali e i soldati partecipanti al corso, io, che abitavo vicino, andavo a casa. Il mio collega, anche se era del secondo ciclo e un “Veterano”, non poteva farlo perché abitava molto lontano, dall’altra parte della Romania. Comunque lui non si faceva problemi; eravamo diventati amici e la domenica sera, quando tornavo da casa, gli portavo cose che a lui piacevano molto: cibo e dolci fatti in casa da mia madre e ovviamente qualche bottiglia di vino. Eravamo a posto per tutta la settimana.








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